Offrirsi a Cristo 

Primi Vespri del Transito del n. s. p. Benedetto

Oblazione di Giuseppe Favilla 20/03/15

 

Ogni cristiano ha il preciso compito di approfondire la propria vocazione: chi nel ministero ordinato, chi nella vita consacrata, seguendo fedelmente i consigli Evangelici di povertà, castità e obbedienza, e chi invece, rimane nel mondo, non facendo alcun voto o promessa, ma solamente la  conversione dei costumi. Cioè a dire, dare maggior significato e spessore all'essere cristiano, ogni giorno, nel mondo, senza che le lusinghe del mondo si sostituiscano all'amore per Cristo e per la sua Chiesa.

S. Giovanni Paolo II, nella Christifidelis laici, al n. 2 scrive: La chiamata non riguarda soltanto i Pastori, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, ma si estende a tutti: anche i fedeli laici sono personalmente chiamati dal Signore, dal quale ricevono una missione per la Chiesa e per il mondo. Lo ricorda S. Gregorio Magno che, predicando al popolo, così commenta la parabola degli operai della vigna: « Guardate al vostro modo di vivere, fratelli carissimi, e verificate se siete già operai del Signore. Ciascuno valuti quello che fa e consideri se lavora nella vigna del Signore».

In questa prospettiva di missione che si inserisce la mia vocazione, che, spero, possa diventare per tutti voi, esempio di vita nuova. Lo stesso Gesù nel Vangelo di Matteo ci invita ad essere luce del mondo: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra il monte, né sia accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così splenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre nei cieli” (Mt 5, 14-16).

 

La mia vita, la nostra vita è, per sua stessa natura, una continua testimonianza nei confronti dei nostri studenti, amici, familiari, anche quando, semplicemente descriviamo un evento o ci confrontiamo con loro sui piccoli o grandi problemi del vissuto quotidiano.

Voi siete la casa che abito, e in questa casa tutti dobbiamo risplendere di particolare luce, una luce buona, che rischiara e mostra la bellezza del Cristo risorto, ad ogni uomo.

 

Non è facile, me ne rendo conto e proprio in questa prospettiva di continua testimonianza e di ricerca di Dio e della sua volontà nella mia vita,  un anno e mezzo fa ho intrapreso un cammino, con un gruppo di donne e uomini, che condividono un grande amore per la Chiesa, per la preghiera e per la Lettura della Parola di Dio (Lectio Divina) e gli insegnamenti dei Padri della Chiesa e del Monachesimo: gli Oblati benedettini secolari. Gli Oblati non sono monaci o monache, non emettono voti, ma esprimono tutta quanta la loro fedeltà al patto di alleanza di Cristo sulla Croce, attraverso la continua ricerca di Dio  e nel nulla anteporre al Suo amore; nella sequela degli insegnamenti del vangelo e della Regola di San Benedetto, legati al centro della vita contemplativa: il monastero.

 

Siamo professionisti o semplici mamme di famiglia; giovani, uomini e donne adulti, che con la loro testimonianza, illuminano il cammino dei più giovani, ma tutti offerti a Cristo, come lo stesso Gesù si offrì a Dio per la salvezza di tutti.

La nostra è una chiamata; una vocazione ad approfondire il battesimo, per diventare, con Cristo offerta gradita a Dio, donne e uomini nuovi, per amare Cristo in tutti, per diventare santi, come Lui è Santo!

 

Questo amore per Cristo Gesù, l'Oblato secolare, lo manifesta, diversamente dell'Oblato regolare, che vive a stretto contatto con il monastero, nel mondo e nel servizio alla comunità monastica, attraverso due momenti fondamentali: la Liturgia Eucaristica, nella quale esercitano i ministeri di fatto dell'accolitato e del lettorato; nella Liturgia delle Ore, che ha origine proprio dalla Regola di San Benedetto, in continua sinergia tra le monache, nel monastero e gli oblati, nel mondo... una continuità mai interrotta.

 

Come ogni altra vocazione, anche l'Oblato, manifesta davanti alla comunità monastica e al Popolo di Dio, la sua volontà di seguire quanto fin qui detto. Tutto ciò avviene durante la Celebrazione Eucaristica, nella quale si svolge il rito dell'Oblazione, che, seppur distinto dalla professione monastica, conserva elementi di continuità con la consacrazione monastica stessa: la volontà di impegnarsi nella sequela; l'invocazione dei Santi e la preghiera di benedizione; la consegna della Regola di San Benedetto, l'unica sia per i monaci che per gli Oblati; la vestizione con l'alba bianca (cocolla), segno dell'uomo nuovo, ricordo del proprio battesimo, nonché segno del servizio all'interno del monastero e dove indica l'obbedienza alla Chiesa; la consegna della medaglia di San Benedetto, segno di appartenenza all'Ordine di San Benedetto.

 

Giuseppe Benedetto Maria Favilla

Oblato Benedettino secolare

Ritiro d’Avvento 14/XII/14

 

Come di consueto l’Avvento vede gli Oblati del monastero riuniti per un’intera giornata di ritiro affinché si rinfranchi lo spirito, si accompagni il cammino dell’attesa del Signore e si consolidi la ricerca di Dio! È don Maurizio Rota a condividere con noi la meditazione sulla pericope di Giovanni 9, 1-41 che ha innervato le riflessioni di questa terza domenica d’Avvento. Il cieco nato è stata la cifra attraverso la quale si è dipanato il nostro cammino oblativo in tre momenti intensi di meditazione e preghiera, culminati nella celebrazione eucaristica, durante la quale ha emesso l’Oblazione il nostro fratello Santino Pietro Pagani, il quale ha dato la sua testimonianza consegnando queste parole:

"Un momento molto particolare, tanta emozione, ma soprattutto una grande gioia nel cuore, per aver scoperto il carisma della preghiera. È stato un cammino molto difficile, che mi ha portato all’inizio della mia conversione. Questo cammino è avvenuto con l’aiuto di tante persone: del mio padre spirituale, che mi ha seguito e tuttora mi segue, della Madre Abbadessa e di tutte le monache che mi hanno sostenuto con le loro preghiere, del gruppo degli oblati e del Coordinatore. Ho cercato di seguire con tanta umiltà la Regola di SAN BENEDETTO,senza dimenticare di essere un uomo povero, debole e peccatore. A tutti voi chiedo sempre di ricordarmi nelle vostre preghiere. Un grazie dal profondo del cuore."