LA COMUNITÀ

"Ti farò mia sposa per sempre..."

Foto del fotografo Pepi Merisio
Foto del fotografo Pepi Merisio

Così dice il Signore: " Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là canterà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d'Egitto. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore. Ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore". Osea 2,16-17.21-22

 

Il ritirarsi dal mondo per dedicarsi nella solitudine del monastero ad una vita più intensa di preghiera non è altro che una maniera particolare di vivere la vita cristiana e di partecipare al Mistero pasquale di Cristo, che è una morte per la risurrezione, una partecipazione alla Passione di Cristo per aver parte con lui nel suo Regno.

La vita della monaca benedettina è presentata dalla Regola come:

-conversione: svegliarsi dal sonno e aprire gli occhi alla deifica Luce: Cristo Via, Verità e Vita; ascolto silenzioso e accoglienza amorosa della Parola del Padre; compunzione del cuore; distacco; penitenza;

-sequela di Cristo: “sotto la guida del Vangelo, incamminiamoci per le sue vie, per meritare di vedere nel suo Regno colui che ci ha chiamato”;

-ascesi spirituale dell’umiltà che conduce alla celeste esaltazione;

-combattimento contro il demonio, i vizi del pensiero e della carne nella milizia di Cristo Re, con le tersissime e gloriose armi dell’obbedienza;

-progresso nella fede e nelle buone opere;

-arte spirituale che si esercita con molteplici “strumenti”, primo fra tutti l’amore di Dio e del prossimo, e che per opera dello Spirito Santo rende l’anima aperta alla recezione del dono della carità perfetta;

-vita dei figli adottivi di Dio nella docilità allo Spirito Santo, che grida in noi “Abba, Padre!” e che ci insegna il santo timor di Dio, cioè a vivere sotto il suo paterno sguardo, a compenetrarci dei suoi precetti, a obbedirgli con lieto animo;

-unità dei membri della famiglia monastica in Cristo, visto nell’Abate e nei fratelli;

-scuola del servizio divino, dove nella celebrazione dell’Opus Dei e nella pratica di un ascetismo sapiente la vita assume il significato di una orazione continua, d’un sacrificium laudis  insieme celebrato, insieme consumato, nel respiro di una gaudiosa e fraterna carità;

-dimora nel tabernacolo del Regno, nella “tenda del convegno” dove l’anima vive il patto d’amore dell’alleanza, con una certa anticipazione della vita beata del paradiso;

-attesa gioiosa di Cristo;

-passaggio, recto cursu, con Cristo da questo esilio alla Patria celeste.

 

In sintesi: rinnegamento di sé per aprirsi all’unione con Dio, seguendo il Cristo, il quale attira l’anima monastica nel suo movimento di ritorno al Padre per la via dell’obbedienza, sotto la mozione dello Spirito Santo: ad Patrem, per Filium, in Spiritu Sancto.

Per il Battesimo tutti i cristiani sono chiamati alla sequela di Cristo, ma la monaca benedettina è chiamata dal Padre, di tra la moltitudine del popolo di Dio, a seguire Cristo da vicino.

La monaca benedettina tende ad attuare in pieno l’ideale cristiano della verace ricerca di Dio.

Il che determina due elementi che le sono essenziali:

-separazione dal mondo;

-preghiera.

a)Separazione dal mondo

Poiché la morte di Cristo implica un reale aspetto di separazione, di solitudine, il “distacco” è alla radice di ogni ascesi, specialmente di quella monastica che, per il suo aspetto escatologico, comporta una partecipazione più intima alla Passione di Cristo per una ricerca più esclusiva delle cose che sono di lassù.

La clausura è la prima delle osservanze nella quale si concretizza la separazione dal mondo.

Altre osservanze sono il silenzio e la penitenza.

“Nella solitudine e nel silenzio la monaca si occupa di Dio solo, in continua preghiera e alacre penitenza”, soli Deo placere desiderans, come il suo S. P. Benedetto.

b)Preghiera

Poiché la “vita nuova” in Cristo “nostra Pasqua” ci introduce nel Mistero dell’ineffabile colloquio che Cristo ha col Padre, la preghiera è l’esigenza più alta e più continua della vocazione monastica, che è vocazione contemplativa.

La ricerca di Dio, infatti, trova il suo compimento nella preghiera sia liturgica che personale.

Preghiera liturgica

L’Opus Dei tiene il primato nella vita benedettina; in esso si rende a Dio “un eccellente sacrificio di lode” e si realizza l’opera della salvezza.

Preghiera personale

Essa è la condizione indispensabile ad una autentica e cosciente celebrazione della preghiera liturgica, che la introduce e, con la lectio divina, la alimenta.

Vita ecclesiale

La monaca trascorre la sua vita di figlia di Dio e di figlia della Chiesa:

nella Comunità cenobitica, denominata dalla Regola “congregazione, corpo, gregge, fraterna milizia”, e nella clausura del monastero, definito “casa di Dio, scuola del servizio divino, officina dell’arte spirituale, tabernacolo del regno”: tutti aspetti che significano e realizzano il Mistero della Chiesa e la sua presenza.

Il monastero di S. Benedetto in Bergamo appartiene all’Ordine dello stesso S. Benedetto; è sui iuris, di diritto pontificio e di vita interamente contemplativa.  

Foto storiche del fotografo Pepi Merisio

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