Celebrazioni per la solennità del n. s. p. Benedetto 8-9-10-11 luglio 2016

La celebrazione della solennità del N. S. P. Benedetto, quest’anno è stata arricchita da diversi elementi che ci ricordano la dimensione essenziale del messaggio del grande Patriarca, ovvero: la ricerca e il primato di Dio nelle nostre esistenze.

 

Il triduo di preparazione impreziosito dalle riflessioni di Don Doriano Locatelli, nuovo cappellano del monastero, è stato un ottimo preludio che, con chiarezza e semplicità, ci ha fatto comprendere più a fondo la parola che Dio riversa quotidianamente nei nostri cuori attraverso la liturgia. Nel giorno della Solennità, al termine della celebrazione eucaristica, la Fraternità degli Oblati ha consegnato un Ostensorio alla signora Rosetta, moglie di Franco Pini deceduto l’8 giugno scorso, fondatore della Franco Pini ONLUS il quale sarà portato alla missione di Nyagwethe sul lago Vittoria in Kenya.

 

Riflessioni in preparazione alla Solennità del n. s. p. Benedetto tenute da don Doriano Locatelli

Riflessione venerdì 8 Luglio

Riflessione di sabato 9 Luglio

Omelia della Solennità di San Benedetto

Alcuni momenti della solenne celebrazione Eucaristica presieduta da don Doriano Locatelli e la consgna dell'Ostensorio alla signora Rosetta Pini.

Solennità del N. S. P. BENEDETTO

Tessere le lodi di un uomo che cerca il nascondimento, quando non è fuorviante è sicuramente fuori luogo; interrogarsi sul senso e le motivazioni di questo nascondimento è il solo modo che abbiamo per avvicinarsi alla sua figura.  

Nei Dialoghi, san Gregorio Magno dipinge il Padre del monachesimo occidentale con  una pennellata singolare: “È esatto dire che il venerabile Benedetto in quella solitudine abitò con se stesso, perché tenne in custodia se stesso entro i limiti della propria coscienza.” Affermazione che oggi lascia stupiti, perplessi: nell’era dello spazio virtuale e della connessione globale è possibile essere “sconnessi”? All’uomo moderno sfugge il senso profondo di queste parole, che riferiscono dello stile di vita di un uomo del Medioevo, che, per definizione, è vir Dei, ma che, nel suo intimo, ha le stesse prerogative di Marco Polo, Cristoforo Colombo, Galileo Galilei e, perché no?, Steve Jobs: è un ricercatore instancabile.

Non a caso, l’invito Obsculta, che è la prima parola del Prologo della Regola, si rivolge all’uomo “qualunque” (quisquis recita il testo latino): “Chiunque tu sia, a te è rivolto il mio discorso… ” (cfr. RB, Prol. 3 e seg.). L’invito di Benedetto, allora, è ascrivibile all’uomo di tutti i tempi, all’uomo che desidera e brama e cerca la Verità, Dio e se stesso.

La Verità, che non prescinde in alcun modo dalle verità del quotidiano, le riassume tutte nel primato di Dio: “Nulla assolutamente antepongano a Cristo” (cfr. RB, 72,11.) Ed è sempre Cristo la cartina di  tornasole che conferisce veridicità al cammino: “Se il discepolo dimostra di cercare Dio” (Si revera Deum quaerit”, cfr. RB, 58, 7.) è ammesso alla scuola di servizio del Signore, il monastero (cfr. RB, Prol. 46.), dove tutto è sacro (dagli oggetti di uso comune, ai libri, ai vasi dell’altare, cfr. RB, 32.), dove l’ospite è accolto come Cristo (cfr. RB, 53) e il fratello che sbaglia non soccombe al peso della colpa, nonostante soggiaccia alla disciplina, e l’Abate e i fratelli “terranno conto della sua umanità e faranno di tutto per risollevarlo ”(cfr. RB, 27.), attraverso la carità/amore.

L’invito “Ascolta”, posto in apice alla Regola, è la chiave per giungere alla meta di ciascuno, per giungere a Dio e alla Verità. L’Ascolto, che oggi sembra il grande assente, è l’atteggiamento che Benedetto ci invita ad assumere nel corso dell’esistenza; forse è un caso che alla prima parola della Regola, Obsculta (“ascolta”) faccia eco l’ultima parola, Pervenies (“giungerai”)… ascoltando si giunge!

Arriviamo, così, al motto desunto dalla Regola: Tace, quiesce, ora et labora, conosciuto  comunemente come Ora et labora, con un significato diverso da quello che di seguito è offerto.

Tace, perché il silenzio è il luogo dove l’uomo può fare chiarezza con se stesso, quiesce perché nel fermarsi ci si scopre immersi in un cammino orante (ora) che ci conduce a un continuo rinnovamento e trasformazione di noi stessi (labora), in una rinascita in Cristo. Ecco risuonare all’uomo di oggi un possibile senso del messaggio di Benedetto da Norcia.

 

Danilo Mauro Castiglione

Oblato benedettino secolare

 

Primi Vespri di San Benedetto 2015

11 Luglio 2015, Solenne Pontificale presieduto da Mons. Carlo Mazza Vescovo di Fidenza